Caponord in moto, sogno standardizzato
Il mio “consiglio” nasce dall’esperienza di chi lassù ci è stato quattro volte. Detto questo, è giusto chiarirlo subito: il viaggio, come la moto, resta sempre una scelta personale e soggettiva.
Negli ultimi anni, però, osservando il mondo del mototurismo, mi capita sempre più spesso di notare una certa tendenza verso sogni condivisi, quasi standardizzati. Non lo dico con spirito critico, ma come semplice constatazione. A volte sembra affievolirsi quella fiammella che dovrebbe spingerci ad accendere la moto e partire seguendo ispirazioni intime e personali. Quelle che possono nascere da una fotografia, da un libro, da un racconto, da un quadro o da un frammento di storia. O, più semplicemente, da una sensazione difficile da spiegare.
È la voglia di perdersi.
Di imboccare una strada solo perché incuriosisce.
Di fidarsi dell’istinto.
Alcune immagini, anche oggi, riescono ancora a scatenare in me quell’impulso irrazionale del “molla tutto e parti”. Allo stesso tempo, però, ho la sensazione che per molti il valore di un viaggio venga spesso misurato attraverso luoghi ormai diventati simbolici. Raccontare di una valle poco conosciuta in Spagna, di una spiaggia sperduta in Portogallo o di uno sterrato in un paese dell’Est Europa non suscita lo stesso effetto di una foto scattata a Caponord. Quella ha un peso diverso. È un traguardo riconoscibile, quasi una medaglia.
Sono stato in Germania molte volte. Quando capita di parlarne e lo accenno senza entrare nei dettagli, la domanda che arriva più frequentemente è sempre la stessa: “Sei stato all’Oktoberfest?”
Un evento iconico, certo, ma che finisce spesso per rappresentare, da solo, un paese enorme e incredibilmente vario.
Con la Norvegia succede qualcosa di simile. Se dico di esserci stato, la domanda arriva puntuale: “Ah, sei stato a Caponord?”
Se rispondo di no, difficilmente la conversazione va oltre. Come se tutto il resto — fiordi, montagne, strade, silenzi — passasse in secondo piano. Quando invece rispondo di sì, le domande cambiano: i tempi, la moto, l’organizzazione. Fa parte del gioco, e in fondo lo capisco.
Credo semplicemente che le tendenze esistano e abbiano una grande forza. Influenzano immaginari, scelte e racconti. Non c’è un giusto o uno sbagliato, né un meglio o un peggio. Mi sorprende solo vedere quante persone finiscano per tuffarsi nella stessa pozza, quando tutt’intorno ce ne sono molte altre. Forse meno celebrate, forse meno “instagrammabili”, ma potenzialmente altrettanto capaci di lasciare qualcosa.
Scoprirlo da soli, senza trofei né medaglie, resta per me una delle parti più belle del viaggiare in moto.
insomma solo le isole Lofoten ..ci si stà giorni. Poi fate un po’ come vi pare.

